In che modo un ragazzo viene a conoscenza dell'esistenza della cultura degli indiani d'America? A pensarci bene in un solo modo: attraverso i film western. Fin da bambini siamo abituati a guardare questi film in compagnia dei genitori, senza che ci venga spiegato nulla, o quasi, di quel che è stata la civiltà di questo popolo.Nella maggior parte di questi film, poi, la figura dell'americano a cavallo che fà strage di indiani sembra nemmeno così cattiva, sembra che i soldati blu si siano mossi a comquistare dei territori di "nessuno"o occupati da un popolo cattivo. Perchè mai, la storia di questo popolo americano, non viene studiata a scuola come viene studiata quella di altre civiltà?Il problema è che, li si guarda con superficialità, senza conoscere realmente i fatti e la cultura di un popolo quasi completamente eliminato dalla faccia della terra.Quel periodo storico, quegli avvenimenti costituiscono il punto dolente di cui spesso si tace, e di conseguenza le notizie su di essi sono sempre di più scarse. Certamente lo sterminio dei Pellerossa, sì perchè di questo si tratta, non è un fatto minore che la storia si possa permettere di non raccontare, il punto, stà nel fatto chesi trattava solo di una minoranza etnica ben poco rilevante dal punto di vista sociale , politico e economico. Era solo un popolo che viveva nel suo territorio, libero ,a contatto diretto e immediato con la natura, senza scatenare grandi guerre di conquista. I Pellerossa erano un popolo estremamente pacifico, che viveva in una sorta di simbiosi con la natura,in un assoluto rispetto per l'ambiente da cui traevano sostentamento, un elemento decisivo ch'è venuto a mancare con lo sterminio dei bisonti da parte dell'uomo bianco,che, sempre più sicuro della propria superiorità ,in breve tempo nei confronti di questo popolo s'è imposta l'idea di perpetrare l'eliminazione fisica d'intere tribù...portatrici di un'originalissima cultura. Come racconta un bellissimo saggio indiano, gli indiani hanno lasciato assai poco del loro mondo: restano soltanto dei sentieri, chiamati "I SENTIERI DELLE LACRIME" quelli appunto segnati dalle lacrime di quei pochi indiani sopravvissuti alla lunga migrazione...essi versarono un mare di lacrime mentre si trasferivano in luogi assegnati loro dai bianchi, abbandonando definitivamente le loro terre ed i loro cari morti, e non potendo più lanciare nessuna freccia in cielo.
"...Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani, fumo e tende capovolte.
Tirai una freccia in cielo per farlo respirare.
Tirai una freccia al vento per farlo sanguinare.
La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek."
Fabrizio d'Andrè
IL MASSACRO DI SAN CREEK
C'è il sole a Washington, la mattina del 26 marzo1863. Sono tempi cruciali della guerra civile americana e da pochi mesi, il presidente Abramo Lincon ha proclamato l'abolizione della schiavitù. Alla Casa Bianca quella mattina davanti al presidente ci sono otto capi indiani che vengono dalle Grandi Pianure del Colorado orientale, i capi indiani rappresentano le tribù dei Cheyenne, Arapaho, Caddoes, Comanches e Kiowas. Laggiù, in quello che non è ancora uno Stato dell'Unione, negli ultimi anni sono andati a cercare fortuna e l'oro,migliaia e migliaia di coloni e avventurieri, pacifiche famiglie ma anche uomini violenti. Nascono città e fortificazioni e per questo,in quelle terre dove da secoli vivono i pellerossa, scoppiano sanguinose battaglie tra i "visi pallidi".
Davanti a Lincon quella mattina si alza in piedi Orso Magro, portavoce dei Cheyenne che con voce lenta e solenne, parla di pace: " I Cheyenne vogliono vivere in pace con l'uomo bianco. Lei Grande Capo dica ai suoi figli di vivere in armonia con gli indiani, fermi le violenze contro di noi." La risposta del presidente fù che i bianchi non vogliono essere in guerra con loro e spiega perchè i bianchi sono più forti e ricchi: "Noi ci basiamo sull'agricoltura non sulla caccia, sta a voi cambiare o meno le vostre abitudini di vita." E per sottolineare con solennità il suo desiderio di pace consegna ai capi una medaglia e un diploma che attesta che sono buoni amici degli Stati Uniti. Orso Magro, tornato all'accampamento, racconta subito quell'incontro al suo capo Pentola Nera e gli mostra la medaglia, e lui gli indica dove, in un angolo della tenda, c'è una bandiera americana che da tre anni conserva come una delle sue cose più preziose.La bandiera che Greenwood, l'allora commissario per gli Affari Indiani, gli consegnò dopo la firma di un importante trattato detto "Fort Wise".
E' una grande bandiera, come quella che sventola sui Forti americani, è un forte segno di considerazione perchè Greenwood nel consegnarla a Pentola Nera, garantisce che se lui la sventolerà davanti ai soldati verrà riconosciuta come segno di "amicizia e fermerà le armi". Il capo Cheyenne sa che la strada per la pace è lunga e difficile e non basterà una stoffa colorata a renderla veloce e sicura.
I Cheyenne di Pentola Nera rispettano i patti di "Fort Wise" e restano nei territori che gli sono stati assegnati a sud-est dell'attuale Colorado, e la "trentatre stelle" di Pentola Nera sventola sempre più spesso sulla tenda del capo Cheyenne.
Alla fine di maggio del 1864, Pentola Nera decice, insieme a Orso Magro di spostare l'accampamento in una zona più sicura e si mettono in marcia verso Smoky Hill River ,sempre nel sud-est del loro territorio. Una sera un gruppo di indiani si allontana dalla colonna in marcia per procurarsi il cibo, ma ci sono i soldati, tanti a sbarrare la strada. Orso Magro prende l'iniziativa: bisogna far capire subito che il suo popolo non vuole far del male a nessuno, mette al collo la medaglia regalata dal presidente e prende l'attestato, dov'è c'è scritto che lui è amico dei bianchi. Orso Magro galoppa fino in cima alla collina dove sono disposte le "giubbe blu" in ordine di combattimento, ferma i guerrieri e da solo va verso i soldati. Con una mano impugna la medaglia, con l'altra l'attestato d'amicizia...ma non serve, il sottotenente da l'ordine e una scarica di fucile uccide Orso Magro. Uno dei capi che aveva stretto la mano al Presidente degli Stati Uniti. I guerrieri Cheyenne reagiscono e attaccano, lo scontro è violento le forze in campo sono impari, cinquecento guerrieri contro 84 "giubbe blu".Gli indiani sono determinati a vendicare l'uccisione a freddo del loro capo, e la colonna militare rischia di essere annientata. Quando appare Pentola Nera, galoppa tra le frecce e colpi di ficile e attraversa più volte il campo di battaglia gridando ai suoi guerrieri di smettere di combatte, i guerrieri ascoltato il disperato appello del loro capo cominciano a ritirarsi e lasciano la collina. Pentola Nera mettendo in gioco la sua vita ha impedito il massacro e che venisse compromessa ogni speranza di pace.
Ma per i guerrieri più duri e ribelli, l'assassinio di Orso Magro deve essere vendicato, cominciaro così inevitabili atroci scontri firmati dalla vendetta e dall'odio, i morti si contavano a decine.
Il 28 settembre a Fort Weld, intorno allo stesso tavolo, siedono otto capi indiani guidati da Pentola Nera e sedici uomini bianchi guidati dal governatore John Evans e dal colonello Jhon M.Chivington. Il primo a parlare è Pentola Nera: "Noi chiediamo di essere lasciati in pace, a voi bianchi vogliamo stringere la vostra mano...Questi uomini coraggiosi che sono qui con me, sono pronti a fare quello che dico."
Il governatore Evans rispose: "La pace dovete farla non con me, ma con i soldati".
e chiese a Pentola Nera di mettersi sotto totale controllo dei militari...Jhon M. Chivington che ha seguito in silenzio la discussione sugella l'incontro dicendo:"Io devo combattere uomini bianchi e indiani fino a quando non depongono le armi e si sottopongono all'autorietà militare. Siete più vicini di chiunque al maggiore Wynkoop e quando sarete pronti potete andare da lui a farlo." Pentala Nera ritenne dell'incontro positivo, strinse le mani a tutte e due, si mette in posa per una fotografia, e parte da fort Weld pensando che la pace sia a portata di mano. Il governatore Evans gli ha indicato la strada, il colonello Chivington è stato più enigmatico, ma lui e amici di Wynkoop e non teme tradimenti da parte delle "giubbe blu", anche perchè al campo c'è la bandiera.
Pentola Nera segue le indicazioni del governatore Evans, e decide si spostare il suo popolo più vicino al forte per mettersi a disposizione dei soldati. I Cheyenne con le loro 120 tende si mettono in marcia per raggiungere il fiume Sand Creek (40 chilometri dal Fort Lyon.) Il campo fù situato in un ansa a ferro di cavallo del fiume. Il tepee di Pentola Nera era vicino al centro del villaggio, a ovest vi era la gente di Antilope Bianca e di Copricapo di Guerra, sul versante orientale vi era il campo Arapaho di Mano Sinistra, in totale vi erano quasi seicento indiani sul Sand Creek...due terzi dei quali donne e bambini. Adesso Pentola Nera si sente più tranquillo, tra le sue tende sventola la bandiera. Il 2 novembre del 1864 il maggiore Edward Wynkoop, l'uomo che aveva fatto il possibile per far finire le ostilità fra bianchi e indiani, lascia il comando del Forte, gli subertra il maggiore Antony, noto per il suo odio verso i pellerossa. Al nuovo maggiore gli viene affidato un compito che, da solo, spiega il cambio della guardia: indagare sull'operato del suo predecessore Wynkoop, per accertare se è stato troppo tollerante con gli indiani, se ha violato gli ordini fornendo loro cibo e attrezzature. Ma questo Pentola Nera non lo sa. Quando va al Forte a far visita al nuovo comandante, c'è anche Wynkoop che lo rassicura e gli dice che Antony terrà fede a tutte le promesse. Antony è gentile, disposto a rapporti amichevoli. "Se resterete a Sand Creek sarete salvi" garantisce il maggiore e come pegno al capo dei Cheyenne regala una bandiera bianca dicendo: "Tenetela bene in vista è un segno di pace." Pentola Nera cordialmente ringrazia e poi spiega una sua richiesta, l'inverno è cominciato e per affrontarlo hanno poche provviste,perchè nella zone non ci sono bisonti,allora il maggiore autorizza un gran numero di guerrieri a uscire dai territori assegnati per andare a caccia. Appena arriva al campo Pentola Nera mostra la bandiera bianca va alla tenda, impugna l'asta della bandiera a stelle e vi fissa anche la stoffa bianca. Quando i due drappi sventolano alla brezza del Sand Creek, l'anziano capo vede stelle e sereno sopra il suo popolo. E' la fine di novembre, fa freddo, la neve è già scesa copiosa, si dorme vicino ai fuochi, si aspetta il ritorno dei cacciatori per lavorare la carne di bisonte. All'alba del 29 novembre, sono alcune donne a uscire per prime dalle tende. Sentinelle a guardia del campo non ce ne sono, da tempo Pentola Nera aveva deciso che non c'era bisogno durante la notte. Le donne sentono in lontananza rumore di zoccoli, pensano alle centinaia di cavalli della tribù chiusi nei recinti ai bordi del campo, temono la loro fuga e danno l'allarme agli uomini. Ma il rumore si avvicina sempre di più...in mezzo alla neve, appena illuminata dalla prima luce del giorno, sbucano i soldati. Prime decine, poi centinaia, da destra e da sinistra. Quattro boati precedono di pochi istanti quattro esplosioni in mezzo alle tende, sono colpi di cannone. Urla, pianti, i soldati attaccano, sparano....Ma perchè? Cosa è successo? Lì al campo, in quel mattino, c'è un altro anziano guerriero che era stato a Washington, Antilope Bianca. Antilope Bianca corre verso i soldati con le braccia alzate e grida, in inglese comprensibile "FERMI! FERMI!" tutti sanno che ha firmato il trattato di Fort Wise lo ascolteranno...invece lo prendono a fucilate e cade nella neve. Pentola Nera guarda quegli uomini che sparano contro il suo popolo, pensa a un errore. Lui sa cosa fare per far capire come stanno le cose, ha due salvacondotti proprio lì sopra la sua tenda, impugna l'asta con la bandiera a "trentatre stelle" e la bandiera bianca, e urlando con ampi gesti delle braccia chiama il suo popolo...sotto le due bandiere saranno salvi, appena i soldati le vedranno si fermeranno,capiranno che siamo in pace, che vogliamo la pace. Donne e bambini si radunarono intorno a lui sotto le due bandiere che Pentola Nera sventola più in alto che può. A un certo punto , però capisce che nessuno onorerà le due bandiere, lo capisce quando vede galoppare verso di lui il nuovo comandante del Forte, Antony, quel maggiore che gli aveva regalato la bandiera bianca e aveva garantito la pace.
All'alba di quel 29 novembre 1864 il colonnello Chivington fece circondare l'accampamento,nonostante gli accordi presi e anche se nel mezzo al villaggio sventolava la bandiera americana, comandò l'attacco contro un popolo inerme che non fece quasi niente per reagire. Come venne testimoniato dagli stessi indiani e da molti altrl bianchi che parteciparono al massacro, ci furono episodi sconvolgenti. Gli uomini vennero scalpati e orribilmente mutilati, i bambini usati per un macrabo tiro al bersaglio, donne oltraggiate, mutilale, scalpate...per commettere delitti così bisognava possedere un innata cattivaria. Chivington in un discorso pubblico a Denver sostenne che bisognava uccidere e scotennare tutti gli indiani e dichiarò anche i neonati :"Le uova di pidocchio fanno pidocchi" Questo ha messo in pratica quella mattina a Sand Creek, dove c'erano novecento soldati americani contro qualche centinaio di Cheyenne e Arapaho. 150 furono gli indiani uccisi, più di cento erano bambini, 9 furonno le perdite fra i soldati.