INDIANI D'AMERICA



ORIGINI DEGLI INDIANI D'AMERICA

I primi veri conquistatori e scopritori dell'America furono gli antenati del pellerossa. Ma da dove sono venuti gli indiani? Certamente non dall'India e quindi è improprio chiamarli indiani;sarebbe più corretto chiamarli con appellativi quali"nativi americani","tribù locali"o pellerossa.
Lo storico Hubert Herring ci dice: "La storia dell'America degli indiani va scritta con gesso tenero, facilmente cancellabile e correggibile."Si comprende quindi come le origini degli indiani siano un mistero ancora da scoprire e forse non verrà mai svelato...perchè gli antanati dei pellerossa non possedevano una scrittura con cui lasciare una documentazione ai posteri. L'ipotesi più attendibile cominciò ad essere formulata già nel 1590 dallo spagnolo Josè de Acosta, egli riteneva che in passato l'America fosse unita al resto del mondo tramite un ponte di ghiaccio o striscia di terra, tesi avvalorata da Virtus Bering che navigò nello stretto che porta il suo nome e divide l'Asia dall'America di appena sessanta miglia. Anche i tratti somatici degli indiani sembrano dare ragione ai fautori della teoria "beringheriana", in quanto molto simili ai popoli Tartari dell'Asia orientale. La teoria viene formulata in questo modo: Nella tundra siberiana una piccola comunità o una tribù, posta sulle rive settentrionali della penisoladi Kamciatka, seguendo il migrare della selvaggina si spinge lungo un corridoio ghiacciato e raggiunge l'Alaska, sempre nelle migrazioni di caccia scende piano piano a sud e man mano che le famiglie diventano troppe numerose si dividono in nuclei per meglio sopravvivere, alcuni restano al nord, altri valicano le montagne rocciose e raggiungono le grandi pianure e vi si stabiliscono,altri continuano la loro migrazione e infine raggiungono e popolano vari territori fino al sud America. Ripetiamo che questa è una teoria e non è possibile confermarla o smentirla.



LA CONQUISTA DEL WEST
Il West si estende al di là del Mississipi e della catena dei monti Allegheny fino alle Montagne Rocciose, e di può dividere in due vaste zone: Le Basse Terre Centrali e Le Grandi Pianure. Le Basse Terre si estendevano oltre gli Appalachi fino a ovest alla valle del Missouri. Le Grandi Pianure era un territorio vastissimo,4000 chilometri, racchiuso fra il Canada a nord ed il Golfo del Messico a sud, e le Montagne Rocciose a ovest.
Il movimento verso il West, caratterizzò la vita economica e sociale degli Stati Uniti d'America, per tutto il sec. XIX. Esso fù dapprima una faticosa penetrazione nella foresta: abbattimento degli alberi per preparare la radura da coltivare; dissodamento del terreno; costruzione di capanne di legno. Soltanto dopo il 1840 il movimento dei pionieri raggiunse le regioni delle pianure poi successivamente, con lo sviluppo della rete ferroviaria penetrò sempre di più verso occidente nelle terre dei Pellerossa...Le Grandi Pianure. L'incontro fra i colonizzatori bianchi e le tribù dei luoghi,Apache,Cheyenne,Crow,Sioux ecc. segnò la fine del popolo dei nativi D'America.Nei vastissimi territori delle Grandi Pianure i Pellerossa conducevano da secoli una vita semplice, pacifica a contatto con la natura, pascolando mandrie di bisonti, cacciando gli animali per procurarsi il cibo e il materiale per i loro vestiti e i loro ripari. L'uomo bianco combattè i Pellerossa con tutti gli strumenti della sua "civiltà": Le armi, che distrussero milioni di capi di selvaggina; l'alcool e il tabacco, con i quali tese ai Pellerossa un tranello mortale;il denaro;le macchine e infine lo strumento più vile...L'efficienza organizzativa di una vera e propria "guerra di streminio".Non fù facile annientare un popolo libero, i Pellerossa cedettero infatti le loro terre dopo averle strenuamente difese, abbandonandole palmo a palmo per andare alla ricerca di regioni nuove ancora ricche di selvaggina dove vivere e riprodursi in tranquillità. Quando però la "febbre dell'oro" fece inoltrare gli uomini bianchi anche sulle piste più impervie e nelle regioni più lontane, la fine del popolo dei Pellerossa fù irrevocabilmente segnata.


NON C'E' PIU' LUOGO ALCUNO SOTTO LE STELLE CHE DI LASSU' SORRIDONO, DOVE NOI POSSIAMO PIANTARE LA TENDA E SOSPIRARE..A-LA-BA-MA! (qui possiamo restare!)"   Capo ORSO IN PIEDI

LE TRIBU' DELLE PIANURE
Nelle grandi pianure vivevano le tribù dei: SIOUX, CHEYENNE, ARAPAHO, COMANCHE, CROW, KIOWA e gli APACHE.

 SIOUX:
Il termine Sioux deriva dall'espressione "meno che serpente" tale appellativo nacque quando alcuni esploratori francesi chiesero ad un appartenete ai Chippewa, storici nemici dei Sioux,il nome della vasta popolazione che viveva quelle terre, la logica risposta fù "meno che vipera". Sono pervenute pochissime informazioni sui Sioux nei tempi precedenti all'arrivo degli europei nel continente americano. Secondo alcuni studi, alla fine del 500 queste popolazioni dovevano stanziare in un'area corrispondente all'attuale stato della Carolina del Nord e un centinaio di anni dopo, a causa forse di minacce della vicina e potente Lega degli Irochesi,sembra abbiano dovuto risalire il corso del fiume Missouri, fino a stabilirsi nelle foreste a oveste dei Grandi Laghi, dove sono rimasti almeno per tutto il 600. Poi a causa della crescente pressione dei loro nemici Chippewa, i Sioux si spostarono nelle praterie, nel corso di un lungo processo che li portò a dedicarsi a una vita nomade sulle piste del bisonte, entrando così a far parte del numero di tribù che dettero vita alla breve ma intensissima CULTURA DELLA PRATERIA. Il processo di spostamento nelle praterie venne accellerata dalla comparsa del cavallo, che fece ritorno nel continente americano coi Conquistadores spagnoli.
I Sioux erano divisi in tre nazioni: LAKOTA(i Tetons Sioux),DAKOTA (i Santee Sioux), NAKOTA(gli Yanktons Sioux), parola che nelle tre varianti significa "ALLEATI".
I LAKOTA erano i più famosi.
Al tempo dell'arrivo dei bianchi i Lakota dominavano le grandi pianure nella zona che ruota attorno alle Black Hills,le colline sacre,che occupava i territori del Nord e Sud Dakota, del Colorado, del Wyoming, del Montana e del Nebraska. Erano suddivisi in sette-gruppi o "sette fuochi":  i Sicangu, i Minikonju, i Shasapa, gli Itazipco, gli Oohenunpa, gli Oglala (famosi per  il guerriero Cavallo Pazzo e per il loro ultimo capo Nuvola Rossa), gli Hunkpapa (di cui faceva parte Toro Seduto). All'interno di questi "sette fuochi" vi era un flusso costante di scambi, matrimoniali o commerciali e di alleanze perodiche in vista del raggiungimento di fini comuni.






La nazione dei LAKOTA è il popolo che ha battuto il lungotenente CUSTER sul LITTLE BIG HORN, che ha subito un massacro come quello di WOUNDED KNEE e che ha dato i natali ad uomini di pace come TORO SEDUTO, NUVOLA ROSSA, PIEDE GROSSO e a patrioti come CAVALLO PAZZO e GALLA.




LE BLACK HILLS


TORO SEDUTO (Tatanka Iyotanka)



"QUANDO TUTTI I FIUMI SARANNO ASCIUTTI, QUANDO TUTTI GLI ALBERI SARANNO BRUCIATI, QUANDO TUTTI I PESCI DEL MARE, GLI UCCELLI DEL CIELO E GLI ANIMALI DELLA TERRA SARANNO ESTINTI...SOLO ALLORA CAPIRETE CHE NON SI PUO' MANGIARE DENARO."

Toro Seduto nacque nei pressi del Grader River (Sud Dakota) nel 1831 circa, e morì nei medesimi luoghi nel 1890.
Toro Seduto è considerato il più celebre capo indiano, perchè durante la sua vita seppe incarnare le virtù degli indiani delle Pianure che, unite ad una grande forza e da un immenso coraggio, lo resero un condottiero amato dai i suoi amici e temuto dai suoi avversari.
Toro Seduto guidò l'alleanza di tutte le tribù nella resistenza indiana contro l'invasione dei "bianchi" nelle Grandi Pianure, non si fidò mai di essi e non firmò mai con loro alcun trattato. Sotto la sua bandiera si raccolse la più grande coalizzione di Pellerossa di ogni tempo, che riuscì a sconfiggere l'esercito guidato dal generale Custer. Non divenne famoso per il suo coraggio o per i suoi atti eroici, ma per le sue capacità tattiche e organizative nell'insurrezione contro gli Americani, di cui sarebbe diventato il nemico più accanito e pericoloso.
Era un uomo forte, un pò tarchiato con un viso intenso ricoperto da cicatrici, capelli castani che portava legati in due grandi trecce. Era un "politico" di razza,aveva il dono di affascinare chi gli stava vicino e di sapersi contornare di uomini capaci,valorosi e fedeli.
Nel 1863 fece visita alla tribù dei Santee, nella riserva destinata loro dai "bianchi", vedendo come erano miseramente trattati in lui aumentò la rabbia contro i coloni americani. Dal quel momento combattè con ogni mezzo i soldati che, infischiandosene delle promesse e dei trattati, continuavano a invadere e occupare i territori Sioux. Rispettato ormai da tutti per la sua intelligenza e audacia, nel 1868 divenne Capo della nazione Lakota.
Nel 1874, una spedizione di coloni scoprì ingenti quantità d'oro nelle Black Hills, le colline nere situate nel territorio Dakota su un'area sacra a molte tribù, preclusa agli insediamenti colonici dal Trattato di Laramie, stipulato tra "bianchi" e alcune tribù pellerossa nel 1868 (Nuvola Rossa). In barba a quel divieto lorde di cercatori d'oro invasero le Black Hills provocando così la reazione dei Lakota.
Dopo il successivo tentativo, da parte degli Stati Uniti di acquistare le Black Hills fallì, il trattato di Laramie fù messo da parte e il Commissario per gli affari indiani, decretò che tutti gli indiani al di fuori delle riserve, da loro assegnate, dopo il 31 Gennaio del 1876 sarebbero stati considerati ostili.
Toro Seduto e la sua gente rimase dove si trovavano.Quando,in Marzo, tre colonne di soldati blu comandate dai generali Crook,Terry e dal colonnello Gibbon inziarono a marciare verso i Lakota, Toro Seduto riunì la sua gente, i Cheyenne,gli Arapaho e gli altri gruppi di pellerossa ne suo accampamento sul Rosebud Creek nel Montana e lì le guidò in una memorabile "Danza del Sole"offrendo preghiere a Wakan-Tanka il Grande Spirito. Il 17 Giugno 1876 Toro Seduto con una banda di 500 guerrieri sorprese le truppe di Crook e le costrinse alla ritirata. Per celebrare la vittoria i Lakota si diressero nella valle del fiume Little Big Horn, dove vennero raggiunti da altri 3000 indiani che avevano lasciato le riserve per unirsi a Toro Seduto. Lì il 25 giugno vennero attaccati dal 7° cavalleggeri comandato dal generale Custer che venne interamente annientato. La sete di vendetta portò una massiccia concentrazione di soldati in quell'aria e la situazione di aggravò a tal punto che la maggior parte dei Capi Lakota, che nel frattempo si erano divisi, nel giro di un anno dovettero arrendersi. Toro Seduto non fù tra questi, nel Maggio del 1877 riparò la sua gente in Canada, successivamente poi rifiutò l'offerta del generale Terry; in cambio del perdono una sistemazione in una riserva. Quattro anni dopo, a causa del enormi difficoltà nello sfamare il suo popolo(il bisonte in quelle zone era ormai estinto) Toro Seduto si arrese. Consegnò il fucile e chiese di risiedere in una riserva sul Little Missouri River, presso le Black Hills...venne invece mandato nella riserva di Standing Rock, poi per paura che potesse ispiare una nuova rivolta, si decise di chiuderlo per due anni a Fort Randall, come prigionio di guerra. Tornato a Standing Rock visse in una capanna sul Grand River, nei pressi del quale era nato, rifiutò di abbandonare il suo antico stile di vita,(sebbene lo richiedessero le regole della riserva),rifiutando la religione cristiana e continuando a vivere con due mogli. Nonostante ciò mandò i suoi figli alla scuola cristiana del luogo, convinto che la nuova generazione dovesse saper leggere e scrivere.
Un giorno ebbe una "visione" nella quale un'allodola gli diceva :"La tua gente ti ucciderà". Dopo cinque anni la "visione" si sarebbe avverata...
Nell'autunno del 1890 un Miniconjou Lakota chiamato Kinckng Bear andò da Toro Seduto per raccontagli di una cermomia chiamata "Ghost Dance"come metodo per scacciare gli invasori bianchi dalle terre della sua gente. Benchè non ne fosse un sostenitore, le autorità governative americane temevano che Toro Seduto si potesse unire alla Gost Dance, così inviarono 43 poliziotti Lakota alla sua capanna per portarlo via, nella baruffa generatasi furono uccisi sia Toro Seduto che suo figlio Piede di Corvo.
Toro Seduto fù sepolto a Forte Yate, nel Nord Dakota poi nel 1953 i suoi resti furono traferiti a Mobridge nel Sud Dakota dove una stele di granito indica la sua tomba.

" La terra non è in eredità dai nostri avi...ma in prestito dai nostri figli"


NUVOLA ROSSA (Makhpiya-Luta)




"Ci fecero molte promesse, più di quanto ne ricordi, ma ne mantennero una sola: Promisero di prendersi la nostra terra...E se la presero."

Nuvola Rossa, in virtù dei successi ottenuti  in vari drammatici scontri con l'avanza americana verso ovest, conquistò un posto di assoluto primo piano tra i capi Lakota.
Sebbene i dettagli del suo primo periodo di vita ci siano sconisciuti, sappiamo che nacque vicino alla biforcazione del Platte River, in prossimità di ciò che oggi è il North Platte, nel Nebraska. Sua madre era una donna Oglala e suo padre,che morì quando lui era giovanetto, era un Brulè.
A partire dal 1866 orchestrò la più importante campagna bellica contro gli Stati Uniti mai portata avanti da una nazione indiana. L'esercito americano aveva costruito vari forti lungo la Pista Bozeman, che attraversava il cuore del territorio Dakota, partendo dal South Platte River nel Colorado. Quando le carovane dei minatori e dei pionieri cominciarono ad attraversare il territorio dei Sioux, Nuvola Rossa si sentì perseguitato pensando ai Lakota dell'est che ne 1862 1863 erano stati cacciati dalle loro terre. Per questo lanciò una formidabile serie di assalti ai fortini dei soldati e riuscì anche nella sanguinosa distruzione della colonna di 80 soldati guidata dal tenente colonello Fetterman, attirata in un'imboscata fuori dalla vista di Forte Phil Kearny. La strategia ideata da Nuvola Rossa ebbe così successo da costringere il governo degli Stati Uniti a cercare un accordo attraverso il trattato di Laramie nel 1868 che sanciva: Che tutto il territorio a ovest del Sud Dakota comprese le Black Hills, attraverso molta parte del Montana e del Wyoming rimanga proprietà dei Sioux e cosa più importante, l'abbandono dei forti lungo la Pista Bozeman.
Ma si sa ciò non fù mantanuto e nel 1874 la spedizione di Custer nelle Black Hills riportò di nuovo la guerra nelle pianure del nord.
Dopo la sconfitta militare della nazione Lakota, Nuvola Rossa continuò a battersi per i bisogni e le necessità del suo popolo. Per tutti gli anni dal 1880 Nuvola rossa combattè contro  il mancato rispetto del suo popolo nelle riserve e lottò per cacciare un disonesto l'agente indiano di Pine Ridge, a causa della scarsa distrubizione del cibo e dei generi vari e per il controllo delle forze di polizia indiana. E vi riuscì.
Nuvola Rossa morì nel 1909 e la sua lunga e complessa vita è stata testimonianza dei molti modi in cui l'uomo rosso si oppose all'occupazione dei bianchi.

" Non ci interessa la richezza, essa non è utile e non la si può portare con sè da morti. Vogliamo allevare i nostri figli,della ricchezza che voi inseguite non sappiamo che farcene...vogliamo solo amore e pace."


CAVALLO PAZZO ( Tashunka-Witko)



"Voi ci rendete la vita difficile prendendoci la terra e uccidendo la nostra cacciagione. Dite che dovremmo civilizzarci, ma noi non vogliamo la vostra civilizzazione. Noi non interferiamo con le vostre faccende. Vorremmo solo vivere come i nostri padri e come i loro padri prima di loro."

Cavallo Pazzo è senza dubbio la figura più leggendaria del popolo Lakota. Sembra sia nato fra il 1844 e il 1849, in un luogo chiamato dai Lakota "Bear's Tower"(attuale Devl's Tower) nelle Black Hills.
Le sue fattezze fisiche lo ritraggono diverso dalla comune fisionomia Lakota. Descritto con capelli abbastanza chiari e riccioluti e la carnagione pallida,ciò suscitò non pochi dubbi tra i bianchi. La foto che lo ritrae,si suppone,sia autentica e l'unica perchè, rispettoso delle tradizioni e dei suoi modi di vita Lakota, sempre si rifiutò di farsi fotografare da un bianco, non volle mai,come lui diceva "farsi rubare l'anima".
Venuto alla luce da una donna Lakota,sorella di capo Coda Maculata, e da un uomo Oglala. All'età di 12 anni ebbe modo di vedere con i propri occhi, la stupidità e l'arroganza di un uomo "bianco",il tenente Gratan, che a causa di una controversia per l'uccisione di una mucca da parte della tribù del capo Orso che Conquista, pensò bene di attaccare il villaggio indiano uccidento slealmente il loro capo. Da quel momento Cavallo Pazzo cominciò a provare dentro di sè una profonda avversione per l'uomo bianco.Ma il peggio fù quando il colonnello Harney annientò il villaggio di Piccolo Tuono (successore di capo Orso che Conquista) uccidendo 170 tra uomini,donne e bambini...dopo questo atroce fatto Cavallo Pazzo giurò che avrebbe fatto tremare le gambe al popolo invasore.
Dopo essersi, più volte messo in luce nelle spedizioni di guerra contro le tribù nemiche, fù nominato "Portatore di casacca" un importante ruolo conferito dai capi del "Consiglio dei Sette fuochi" (le sette tribù Sioux).Intanto l'avanzata bianca era implacabile e si spingeva sempre più nei territori Lakota perchè le Black Hills, come già è stato spiegato,erano colme d'oro,ma era territorio sacro e mai sarebbe stato venduto.Quando il presidente degli Stati Uniti ordinò a tutte le tribù Lakota di entrare nell'ambito delle riserva loro assegnate,Cavallo Pazzo divenne uno dei leader della resistenza indiana, e alleato ai Cheyenne,agli Arapaho,agli Hunkbapa di Toro Seduto e ad altri guerrieri cominciò lo scontro diretto con l'esercito americano (la battaglia di Rosebud e quella vittoriosa d i Little Big Horn contro Custer).Sappiamo quale fù la reazione del governo americano, la immediata cessione delle Black Hills contro il vigliacco scambio...il governo avrebbe cessato di fornire qualsiasi tipo di assistenza agli indiani nelle riserve cioè li avrebbe fatti morire di fame. Al quel punto tutti i capi delle riserve firmarono la legge...tranne Cavallo Pazzo e Toro Seduto che ripararono la loro gente in Canada. Durante l'inverno del 1867-1877, il generale Nelson Miles inseguì fra le montagne la gente di Cavallo Pazzo, che stremati dalla fame e dal freddo non potevano sopportare la continua pressione militare. In quel duro inverno "Scialle Nero" la moglie di Cavallo Pazzo si ammalò di tubercolosi...tutto si complicava, così il 6 Maggio 1877 il guerriero si arrese alla volontà dell'uomo bianco.
Nonostante la sconfitta Cavallo Pazzo restò uno spirito indipendente. Nel settembre dello stesso anno, quando lasciò la riserva senza autorizzazione per portare sua moglie malata dai suoi famigliari nella riserva dello zio Coda Maculata, il generale Crook ordinò che fosse arrestato,temendo stesse organizzando un ritorno alle armi.
Per l'ultima volta l'uomo bianco ingannò Cavallo Pazzo, chiedendoli di ritornare alla riserva perchè il generale voleva parlare con lui, ma...quando comprese invece che lo stavano portando in cella,cominciò a lottare e a ribellarsi e uno degli ufficiali lo ferì a morte colpendolo con una baionetta...Così morì il leggendario guerriero Sioux.
"Seguitemi! Seguitemi! Oggi è un buon giorno per morire!"


CAPO GIUSEPPE

"Lasciatemi essere un uomo libero, libero di viaggiare, libero di fermarsi,
  libero di lavorare, libero di commerciare, libero di scegliermi i miei maestri,
  libero di scegliere la religione di mio padre, libero di pensare, parlare e di agire"


Dopo la sconfitta subita al Little Big Horn, spinti dal desiderio di vendetta, coloni e soldati operarono ogni tipo di atrocità verso gli indiani. Ma la situazione si modificò radicalmente quando nelle loro terre vennero scoperti alcuni giacimenti d’oro.
In un ampio territorio che si estendeva negli attuali stati dell’Indaho, dell’Oregon e di Washington, vivevano i Nez Percé (Nasi Forati), una tribù di cacciatori e di pescatori, che un tempo aveva avuto l’abitudine di forare il naso dei giovani guerrieri a scopo rituale. I Nez Percé inizialmente si mostrarono amici dei bianchi e permisero la creazione di piccole comunità agricole nel loro territorio.
Appena un anno dopo la scoperta, nonostante le proteste degli indiani, nella regione sorgeva la città di Lewiston, di 1200 abitanti. Tuttavia i rapporti fra i Nez Percé e i coloni bianchi rimasero buoni fino al giorno in cui - dopo la battaglia sul Little Big Horn - il governo americano decise di adottare una politica più dura nei confronti degli indiani e di estendere il sistema delle riserve ai territori del Nord-Ovest.
Al comando dei Nez Percé vi era un indiano di alta statura, nato nel 1840, valoroso guerriero e splendido oratore, di nome “Tuono-Che-Romba-Nelle-Montagne”, da tutti conosciuto come Capo Giuseppe per la sua antica amicizia con i bianchi.
Nel 1877, in seguito al rifiuto di Capo Giuseppe di accettare le richieste dei bianchi che gli chiedevano di abbandonare la valle in cui viveva il suo popolo nelle mani dei coloni e di trasferirsi in una riserva, il governo degli Stati Uniti gli mandò contro il generale Howard. Howard veniva considerato amico degli indiani, infatti sembra che considerasse un grave errore rubare quella valle ai Nez Percé, ma si vide obbligato a far eseguire questo ordine.
Il 3 maggio 1877 Howard organizzò una conferenza con il capo dei Nez Percé per accordarsi sul trasferimento della tribù in una riserva. Capo Giuseppe, rispondendo alle offerte del generale, pronunciò le celebri parole:
“Voi mi chiedete di arare la terra, Dovrò dunque recidere col coltello il seno di mia madre? Se lo facessi, alla mia morte essa non raccoglierebbe più il mio corpo... Voi mi chiedete di tagliare erba per fare fieno e venderlo, come fanno i bianchi. Come oserò dunque tagliare le chiome a mia madre? Io voglio che la mia gente rimanga qui con me. I morti ritorneranno in vita, i loro spiriti si reincarneranno. Noi dobbiamo restare, perché qui fu la dimora dei nostri padri: perché qui dobbiamo attendere d’incontrarci con essi di nuovo, nel seno della nostra Terra Madre”.
Il generale Howard tagliò corto ed ordinò a Capo Giuseppe di riunire la tribù e di trasferirsi in una riserva di sua scelta entro trenta giorni dalla data dell’ordine. L’ultimatum era di impossibile realizzazione: il bestiame del suo popolo era sparso per tutta la valle ed il fiume Snake era in piena. Giuseppe chiese una proroga fino ad autunno, ma gli venne negata: tutto ciò che fosse rimasto nella valle dopo i trenta giorni sarebbe stato confiscato dall’esercito. Capo Giuseppe, con la sua gente circondata dai soldati, fu costretto a piegarsi all’ordine del generale e scelse di partire per la riserva.
Tutto sembrava risolto, quando un atto di violenza da parte dei bianchi scatenò la guerra. Alcuni mesi prima un Nez Percé era stato ucciso dai coloni e la tribù non aveva potuto vendicarlo. Erano i primi di giugno e, come era stato loro richiesto, gli indiani stavano smontando il campo e raccogliendo la mandria dei cavalli per mettersi in marcia. Avveravano dovuto abbandonare gran parte del loro bestiame, perché non erano riusciti a radunarlo, e si stavano accingendo ad attraversare lo Snake in piena. Mentre erano impegnati in tale rischiosa operazione, sopraggiunsero i coloni, che iniziarono a razziare il loro bestiame uccidendo anche un ragazzo. Capo Giuseppe non riuscì a trattenere oltre i suoi guerrieri e quella stessa notte assalirono un villaggio nell’Indaho, uccidendo una ventina di persone. Le truppe ricevettero l’ordine di reprimere immediatamente la rivolta dei Nez Percé, ma il loro compito si rivelò molto più difficile del previsto.
Il primo scontro avvenne presso il torrente Hangman e si concluse con la morte di 34 soldati. Il 4 luglio l’esercito americano affrontò di nuovo i Nasi Forati e perse altri tredici uomini. Il 14 luglio il generale Howard in persona venne battuto da Capo Giuseppe e lasciò sul campo altri undici uomini.
Ebbe inizio in quel giorno l’epopea dei Nasi Forati, uno dei momenti più straordinari ed esaltanti dell’intera storia delle guerre indiane. Al comando di appena un centinaio di guerrieri e gravemente ostacolato da 350 donne e bambini - con il generale Howard alle spalle, il generale Miles di fronte ed il colonnello Sturgis con gli scout Crow sui fianchi - Capo Giuseppe seguì il corso del Clearwater e, attraversando le Montagne Rocciose, raggiunse il Montana; qui, al valico Big Hole, cambiò direzione, attaccando i suoi inseguitori ai quali inflisse una durissima sconfitta. Successivamente penetrato nel Parco Nazionale di Yellowstone, Capo Giuseppe attese Howard in posizione favorevole, uccidendo sessanta soldati e impadronendosi persino di un cannone. Poi i Nasi Forati fuggirono nel Wyoming e di nuovo nel Montana, da cui speravano di raggiungere la salvezza, oltre il confine canadese. Tuttavia, all’uscita del parco dello Yellowstone, la banda di Capo Giuseppe era stata intercettata dagli scout di Sturgis e aveva perduto alcuni guerrieri e quasi tutta la mandria di cavalli. Distanziati gli scout, i guerrieri di Capo Giuseppe, ormai sfiniti, ridotti a poco più di cinquanta, costretti a trasportare i feriti e i familiari, attraversarono il Missouri e si spinsero nelle montagne Bearpaw. Ma nuovi nemici li attendevano: giunti a pochi chilometri dal confine canadese, i Nasi Forati furono infatti circondati dalle truppe del generale Miles, che li attaccarono con decisione, catturando i cavalli e uccidendo molti guerrieri.
Costretto a scegliere fra un nuovo tentativo di fuga con il conseguente abbandono dei feriti delle donne e dei bambini, e la resa, Capo Giuseppe decise di consegnarsi al generale Miles con tutta la sua gente. Il 5 ottobre 1877, mentre imperversava una bufera di neve, Capo Giuseppe si arrendeva agli americani con queste parole:
“Dite al generale Howard che io conosco il suo cuore. Anch’io tengo nel cuore le parole che egli mi ha detto. Sono stanco di combattere. I nostri capi sono morti... I vecchi sono tutti morti. Adesso sono i giovani che dicono si o no. Colui che guidava i giovani (il fratello di Capo Giuseppe) è morto. Fa freddo e non abbiamo coperte. I bambini stanno morendo di freddo. La mia gente, o parte di essa, è fuggita sulle montagne, ma non ha né coperte né cibo. Nessuno sa dove sono ora... forse stanno morendo di freddo. Voglio avere il tempo di cercare i miei bambini e vedere quanti ne posso trovare. Forse li troverò fra i morti. Udite, miei capi. Sono stanco. Il mio cuore è ammalato e triste. Da dove ora sta il sole non combatterò più”
quindi pianse coprendosi il volto con la coperta che portava sulle spalle.
Secondo la logica del genocidio i Nasi forati furono smistati in zone malariche e in deserti dove morirono come mosche. Capo Giuseppe venne allontanato dalla sua gente perché era ritenuto troppo pericoloso e morì in una riserva nel 1904. Il medico del presidio diagnosticò che era morto di crepacuore.
Dal giorno dell’assalto al villaggio dell’Idaho, la banda di Capo Giuseppe aveva percorso a piedi o a cavallo millecinquecento chilometri, inseguita da oltre cinquemila soldati, che potevano spostarsi in treno e ricevere informazioni con il telegrafo che li aggiornava continuamente sui movimenti degli indiani.


"Sono un Lakota della banda degli Oglala. Il mio nome è ALCE NERO, sono nato nella "Luna degli alberi scoppiettanti"(dicembre) nel 1863, sul fiume Little Power."


"ALCE NERO PARLA"

Con la naturale autorità degli antichi cantori epici, Alce Nero, vecchio stregone Sioux, ci conduce in questo libro attraverso le vicende della sua vita, nel periodo più tragico della storia del suo popolo: gli ultimi decenni dell’Ottocento, in cui i bianchi, i Wasichu, attirati dal «metallo giallo», distrussero in un lungo, feroce conflitto, ogni possibilità di sopravvivenza, come nazione, dei pellirosse, invano sospinti, alla fine delle loro speranze, da un’estrema fiammata messianica. Nell’estate del 1931, per giorni e giorni, seduto all’aperto tra una capanna di tronchi e una tenda sacra, alla presenza di alcuni vecchi compagni, Alce Nero raccontò i suoi ricordi a John Neihardt, appassionato rievocatore della storia del West. A nove anni, Alce Nero aveva avuto il segno della sua vocazione: improvvisamente gli si era rivelata la sua «visione di potere», un immenso teatro di immagini simboliche, che gli indicava la sua missione di guida per la rinascita dei Sioux. Da allora ogni fatto della vita di Alce Nero sarà vissuto in riferimento a quelle immagini, perché, secondo le credenze Sioux, la visione diviene operante solo se chi la ha avuta riesce a renderla visibile agli altri in cerimonie e fatti. Alce Nero tenta continuamente di «mettere in scena» la sua visione, ma ogni volta manca qualche cosa perché essa divenga realtà, e il destino precipita , e appunto in questo è la tragica intensità delle memorie del vecchio stregone. Con estrema semplicità e insieme con solenne tono cerimoniale, Alce Nero ripercorre le fasi della sua vita: la rivelazione religiosa della sua infanzia, le prime lotte con i bianchi, esseri incomprensibili e rapaci, fino alle rovinose ultime battaglie, descritte con potente respiro drammatico. Infine, come beffa finale, il viaggio in Europa, dove Alce Nero, diventato ormai una curiosità esotica per i bianchi, partecipa a uno spettacolo di circo con Buffalo Bill, e viene presentato alla regina Vittoria. Il mondo occidentale ci appare in pagine memorabili, come una enorme, continua allucinazione, una terra irreale e misteriosa, un incanto maligno da cui fuggire. Il racconto di Alce Nero ci obbliga a un rovesciamento di prospettive: i «cattivi pellirosse» della rudimentale epopea americana del West si rivelano portatori di una civiltà ricca e complessa, consapevoli della propria agonia, sprezzanti dei beni insidiosi che l’Occidente pretende di imporre loro. E soprattutto, nell’insieme del racconto, si staglia una fisionomia di irriducibile nobiltà: il narratore stesso, il vecchio stregone Alce Nero, lucido e desolato, eppure inflessibile nelle sue certezze.

ALCE NERO PARLA di John G. Neihardt

"E così finì tutto,non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo monte alto della mia vecchiaia, ancora vedo le donne  e i bambini massacrati e sparsi lungo il burrone, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un altra cosa,lassù, sulla neve insanguinata .........
Lassù morì il sogno di un popolo, era un bel sogno".




























































































































































































1 commento:

  1. Veramente ben fatto, ed io amo tutto ciò che riguarda i nativi americani, i veri Padroni del Nuovo Mondo, anche se per loro, possedere la terra era un concetto assurdo. E più che il tempo scorre e facciamo come gli struzzi, nascondendo la testa sotto la sabbia, ci accorgiamo di quanta ragione avessero e di quanto il loro rapporto con la Madre-Terra fosse quello VERO!

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