SPIRITUALITA' INDIANA

" GRANDE SPIRITO CONCEDIMI LA FORZA DI ACCETTARE LE COSE CHE NON POSSO CAMBIARE, IL CORARAGGIO DI CAMBIARE CIO' CHE POSSO CAMBIARE E LA SAGGEZZA DI CAPIRNE LA DIFFERENZA"


L'ACCHIAPPASOGNI
La leggenda del Dreamcatcher secondo la cultura Dakota

Nei tempi antichi un vecchio stregone si trovava sulla cima di un monte ed ebbe una visione. Iktome, grande maestro di saggezza, gli apparve sotto forma di ragno e gli parlò in una lingua sacra. Disse al vecchio lakota dei cicli della vita, di come iniziamo a vivere da bambini passando dall’infanzia all’età adulta, e alla fine diventiamo vecchi e qualcuno si prende cura di noi come se fossimo diventati un’altra volta bambini, così si completa il ciclo. Mentre parlava, il ragno prese all’anziano un cerchio che aveva con lui, era un cerchio di salice al quale erano attaccate delle piume e delle crine di cavallo abbellite da perline. Prese il cerchio e iniziò a tessere una rete all’interno, mentre tesseva continuava a parlare e disse: “in ogni periodo della vita vi sono molte forze, alcune buone e altre cattive, se ascolterai le forze buone queste ti guideranno nella giusta direzione, ma se ascolterai quelle cattive andrai nella direzione sbagliata e questo potrebbe danneggiarti. Mentre il ragno parlava continuava a tessere nel cerchio la sua tela, quando finì di parlare Iktome consegnò all’anziano il cerchio con la rete e disse: “la ragnatela" è un cerchio perfetto con un buco nel centro, utilizzala per aiutare la tua gente a raggiungere i loro obiettivi, facendo buon uso delle idee, dei sogni e delle visioni. Se crederete in WAKAN TANKA, la rete tratterrà le vostre visioni buone, mentre quelle cattive se ne andranno attraverso il foro centrale”.L’anziano stregone raccontò in seguito questa visione alla sua gente e da allora i Lakota ritengono l’acchiappasogni un oggetto sacro e lo appendono all’entrata dei loro tepee per filtrare i sogni e le visioni. Quelli buoni sono catturati nella rete e quelli cattivi scivolano nel buco centrale e scompaiono per sempre.







La religione dei Pellerossa si basa sull'idea di Wakan, espresione della forza soprannaturale, di cui il Dio Wakan Tanka era la massima incarnazione, cioè colui che regge e dirige l'universo,sue emanazioni sono i Quattro dei Superiori: SKAN il cielo; WI il sole; MAKA la terra e INYAN la pietra, tutto ciò sono responsabili dell'equilibrio dell'universo.
SKAN......protettore della potenza creatrice, giudice degli uomini e degli dei.
Wi............"  "  "  "  " del coraggio, della generosità e della lealtà.
MAKA....."  "  "  "  " della vita.
INYAN...."  "  "  "  " dell'autorità e del genio artistico.
A SKAN è associato il vento (TATE) a WI la luna (HANWIYANPA) a MAKA la figlia del sole e della luna (WOLHPE) protettrice dell'amore e della pace, a INYAN il tuono ( (WAKINYAN) che segnala la potenza della natura.

LE QUATTRO DIREZIONI SACRE
Accompagnano,seguono e guidano ogni singolo essere vivente dalla nascita alla morte. Nelle quattro sacre direzioni sono contenute i Quattro Grandi Poteri della Ruota di Medicina.
EST: L'est è la direzione spirituale della "visione" sulle origini e le cause di tutte le cose. E' la direzione dove ogni giorno sorge il sole (alba) dando luce al mondo, chiarezza,innocenza e calore. L'animale Totem è L'AQUILA.
SUD:E' il luogo della fiducia, è la direzione ove il sole è al culmine della sua altezza. Il sud aiuta lo sviluppo delle proprie emozioni, come l'amore, la generosità, la lealtà ed il senso di giustizia. L'animale Totem è il COYOTE.
OVEST: E' la direzione sacra da dove proviene il buio, da ovest provvengono tuoni e fulmini. L'uomo impara a riconoscere dall'ovest le creature dell'ombra, le sfaccettature e il modo di lavorare della propria mente e della psiche ed impara a mutare queste cose attraverso la propria volontà. L'animale Totem  è il GRIZZLY.
NORD: Il nord è la dimora dell'inverno, dove nasce la saggezza. La persona che trae ispirazione da questa direzione è colma di saggezza, infatti l'uomo del nord è sopravvisuto al gelo, alla fame, alle pestilenze e da ciò ad appreso l'altruismo e sa calcolare, valutare e prevenire eventi.L'animale Totem è il BISONTE.
La concezione della vita per i pellerossa era basata sulla scelta tra due vie: una che correva da nord a sud, l'altra da est a ovest. Il sud era considerato di colore bianco (fonte di vita); il nord  di colre rosso (la purezza); l'est di colore giallo (il rinnovamento); l'ovest colre di nero (la morte).La Ruota della Medicina: rappresenta il Cerchio della Vita e il suo evolversi, la croce posta al centro raffigura i 4 venti; le 4 stagioni, della natura e della vita dell'uomo; le 4 direzioni. 
               
Le Black Hills o Paha Sapa, in lingua Lakota, sono un'area geografica di estrema bellezza situata tra gli stati del Sud Dakota e del Wyoming, rappresentano sicuramente il luogo più sacro per le nazioni delle praterie, ed i Lakota guardano a loro come il centro della loro Terra. Al loro interno si trova la caverna dalla quale, secondo uno dei miti della Creazione Lakota, il popolo dei Sette Fuochi emerse sulla faccia della terra: Wakama Ognaka Icante( il Cuore di tutto cio’che esiste), l’ombelico del mondo Lakota. Come testimoniano i dati raccolti negli anni ottanta, tra gli anziani delle riserve di Rosebud e di Pine Ridge, anticamente collegavano alcune costellazioni a luoghi precisi che fanno parte dell’area delle Paha Sapa. Tali collegamenti costituivano i passaggi di un ciclo rituale annuale della durata di tre mesi(dall’equinozio di primavera al solstizio d’inverno) culminante nel rito collettivo della Danza del Sole . Questo ciclo rituale era un qualcosa di estrema importanza per la concezione lakota del mondo, quello della contemplazione tra cielo e terra. Il ciclo rituale, compiuto da un gruppo di devoti scelti fra tutte le bande lakota, faceva coincidere i propri spostamenti sulla terra con gli spostamenti compiuti dal sole nel cielo: realizzando così la credenza di Albert White Hat un anziano di Rosebud ( ciò che è nei cieli è sulla Terra, e ciò che è sulla Terra è nei cieli).
Il ciclo aveva inizio verso la fine dell’inverno , quando le bande vaganti nella prateria erano accampate in Sud Dakota e in Nebraska. Era questo il momento di raccogliere la salvia, quando il sole si trovava in corrispondenza della costellazione detta Cansasa Ipsuye ( corteccia di salice secca). La fine dell’inverno corrispondeva quindi all’inizio dell’anno cerimoniale e all’accensione della Pipa cosmica, rispecchiata sulla terra dalla cerimonia della Pipa tra i Lakota. Era in questo modo che l’intera Creazione celebrava IL RITORNO PRIMAVERILE ALLA VITA.



Il secondo ciclo era detto Yate Iwakicipi( Salutare il ritorno dei Tuoni) e si svolgeva nel primo periodo primaverile . I devoti si trasferivano su Harney Peak , la cima più alta delle Black Hills ,la sede degli Esseri del Tuono (Wakinyan) , mentre il sole si trovava in corrispondenza delle Pleiadi , chiamate dai Lakota Wicincala Sakowin,(Sette Piccole Ragazze).
A metà maggio il gruppo di devoti si spostava nel centro spirituale delle Paha Sapa , una collina spoglia chiamata PeSla (Reynolds Praire sulle cartine americane odierne), quando il sole faceva ingresso nella costellazione detta Pista di Corsa (Ki Inyanka Ocanku) o Cerchio Sacro ( Cangleska Wakan) .La leggenda legata a questa costellazione narra della gara di corsa che gli animali a quattro zampe indissero un giorno contro gli animali a due zampe intorno alle Colline Nere, delimitandone così i confini naturali e causando così l’originarsi della valle di terra rossa che tuttora ne definisce la forma. Qui si compiva la cerimonia chiamata Salutare il Ritorno in Pace di tutta la Vita ( Okislataya Wowahwala). In questa cerimonia si versava l’acqua sul terreno per offrire da bere alle piante, si davano lingue di bisonte in pasto agli animali carnivori e si spargevano semi per gli uccelli. Anche i gruppi di Lakota che in quel periodo si trovavano lontani dalle Black Hills eseguivano riti analoghi , pregando e digiunando , ponendosi così in sintonia con il pieno ritorno della vita, e preparandosi così per la grande celebrazione della Danza del Sole.



Questa cerimonia ha visto una riedizione dei giorni nostri nel giugno 1995, quando un gruppo di Lakota a cavallo furono guidati dall’attuale custode della Pipa della nazione Lakota, Arvol Looking Horse, eseguendola durante una delle tappe della marcia commemorativa e di preghiera verso il luogo dove avvenne la battaglia del Little Big Horn.
Devil’s Tower , situata nello Wyoming sudorientale è una conformazione di roccia rossa ed ha un aspetto particolare , riveste una certa importanza tra i Lakota , questa montagna sacra si erge solitaria in un panorama quasi completamente piatto di praterie e macchie di pini. Era qui a La Casa dell’Orso (Mato Tipila Paha ) che avveniva la Danza del Sole , ed era qui che nei tempi antichi che tutte le bande Lakota si davano appuntamento nell’estate per partecipare alla più grande celebrazione religiosa, politica e sociale della loro nazione.

DELVIL'S TOWER

HARNEY PEAK (Black Hills)

PESLA (Black Hills)

LA DANZA DEL SOLE (Wiwanyag Wachipi)

La Danza del Sole è un'antichissima e celebre rituale praticato da molte delle tribù abitanti nell'America del nord. Rappresentava di certo l'apice del calendario spirituale di gruppi quali: Arapaho, Cheyenne Crow,Sioux e altri. La cermonia è carattizata fortemente da atti di auotosacrificio cruenti e impressionanti. Per questo motivo il governo Canadese dichiarò "illegale" la pratica del rito nel 1880, poi dal governo degli Stati Uniti nel 1904.Oggi la cermonia sacra è di nuovo legale è praticata sia in Canada che negli Stati Uniti.Come si svolgeva la Danza del Sole?
Naturalmente il rituale poteva presentare delle variazioni da tribù a tribù,tuttavia possedeva caratteristiche comuni come danza,il canto,il tamburo,il digiuno e in certi casi l'automutilazione.
Uno sciamano presiedeva l'intera cermonia fornrndo delle istruzioni per la preparazione del luogo dove svolgersi il rito, per i Lakota le sacre colline le Black Hills. La cermonia si svole ogni anno, per quattro anni, nell'arco di quattro giornate, più il giorno che la precede, quando gli uomini più autorevoli della tribù partivano alla ricerca dell'albero(sacro) adatto la cui cima doveva terminare a forma di Y. Trovato l'albero, alcuni guerrieri lo attaccavano simulando un'azione di guerra con frecce e lancie. Dopo  l'albero veniva tagliato e portato sul luogo della cermonia, dove veniva piantato in terra e attorno veniva allestita una struttura formata da 28 pali minori, disposti in cerchio, corrispondenti ai 28 giorni che occorrono per un'intera lunazione, e alcuni di questi pali erano poi legati all' albero centrico, al quale si poneva nella Y somminate un fagotto contenente dei cespugli, della pelle di bisonte e del tabacco,inoltre si appendevano delle larghe fascie di stoffa colorata simboleggianti le Sacre Direzioni;  gialle (est) bianche (sud) nere(ovest) rosse (nord).Poi sul luogo veniva sacrificato un bisonte, lacui testa e pelle erano legate anch'esse alla sommità del palo, la testa era rivolta ad est,verso il sol levante.L'albero sacro rappresentava il punto mediano del mondo, una sorta di collogamento tra TERRA e CIELO, Alquanto pare, poi,la Y rappresentava il nido di un'aquila. Avevano scelto l'aquila come simbolo perchè questo uccello è in grado di volare molto in alto e più degli altri capace di avvicinarsi al sole.L'aquila è il messaggiero che porta le preghiere dagli uomini a Waka Tanka il Grande Spirito.Prima dell'inizio della cermonia, ogni danzatore partecipante si presentsva davanti allo sciamano, il quale stringeva tra il pollice e indice un lembo di pelle del suo petto e, con un coltello affilato trapassava la pelle da parte a parte e faceva scivolare nel foro praticato un pezzo d'osso o una bacchetta di legno. Questo "spiedo", che rappresentava i così detti "artigli dell'aquila", era poi legato per mezzo di una carreggia di cuoio all'albero sacro (secondo le credenze degli indiani le correggie rappresentavano "i raggi di luce" emanati da Waka Tanka).
Ogni singolo partecipante, così allacciato all'Albero sacro, doveva liberarsi dal suo doloroso legame danzando fino alla lacerazione delle proprie carni.
Colpisce che ogni danzatore doveva "offrire" la sua sofferenza facendo dono di se, tuttavia sovviene che "il mistero del sacrificio" è tipico di molte religioni e culture,non ultima quella Cristiana (Cristo attraverso il sacrificio di se stesso ha salvato l'uomo dai suoi peccati). Questa atroce tortura rappresenta, inoltre, una sorta di RINASCITA in un mondo che va oltre la NATURA e la MATERIA e che non presenta nè limiti nè catene.Ovviamente il dolore prodotto da questa cermonia era così intenso che spesso i danzatori entravano in uno stato di "trance".Quando si erano liberati tutti dai loro lacci la Danza del Sole terminava, i partecipanti venivano stesi su dei letti di salvia e in seguito poi raccontavano le loro "visioni allo sciamano,che ne traeva delle profezie.


LA CAPANNA SUDATORIA

È il rituale più antico, nessuno degli altri riti piò essere praticato senza la purificazione nella Capanna Sudatoria, ed è per ciò che l'Inipi precede tutte le pratiche spirituali dei Lakota. Oltre alla purificazione spirituale e fisica può avere differenti altri scopi, come può essere anche solo fine a se stesso.Il termine deriva dalla parola Inipo = devi purificarti. Il rituale si svolge nella capanna detta Onikare.
La sua struttura è costituita da 12 o 16 rami di salice orientati secondo le Direzioni Cardinali.È a forma di cupola, ed è cinta da quattro livelli di rami orizzontali simboleggianti i periodi della Creazione e tutto ciò che il numero quattro rappresenta.
La sua forma sferica è il simbolo dell'universo intero, rappresenta Madre Terra, come anche le rotondità del ventre materno. La capanna, la sua forma e il materiale impiegato nella sua costruzione, insieme rappresentano tutto ciò che esiste; i quattro elementi costituenti la Creazione, i Sedici Grandi Misteri: gli esseri viventi d'ogni genere e specie, l'umanità intera, gli animali, i vegetali, come pure l'inanimato. All'origine, la capanna era coperta di pelli di bisonte, ma ora si usano teloni, stoffe di grandi dimensioni e coperte. Al suo interno, al centro, si trova una buca detta "Culla di Roccia" ove sono deposte le pietre incandescenti, i Tunka Yatapika, durante lo svolgersi del rituale. L'apertura dell'Inipi è rivolta verso l'Ovest, ove, oltre all'Altare e il Sentiero Sacro lungo sette passi, si trova il Fuoco Senza Fine, il Peta Ohiankesni, sopra il quale sono arroventate le pietre.La porta è bassa, bisogna inchinarsi per entrare e una volta dentro, si procede sempre carponi e in senso orario. Colui che conduce si siede accanto alla porta, ad Ovest. Dopo l'entrata di tutti i partecipanti, lo Sweat Lodge Chef fa introdurre alcune pietre: il numero varia secondo lo scopo del rituale. Generalmente le prime pietre sono per le Quattro Direzioni più una per il Cielo, una per la Terra e una per Wambli Gleska (Aquila Chiazzata), il Messaggero di Wakan Tanka (Grande Spirito). I teli della porta della capanna si abbassano e dentro, nel buio assoluto, i partecipanti intonano canti e preghiere. L'Inipi dura quattro periodi detti porte. Durante la prima porta, con canti accompagnati dal suono del tamburo che imita il battito cardiaco, sono invocati gli Spiriti delle Direzioni, Wakan Tanka e Unci Maka (Madre Terra). Lo Sweat Lodge Chef recita una preghiera d'invito e di ringraziamento mentre versa l'acqua sulle pietre incandescenti sprigionando vapore e calore intenso. Poi è chiesta l'apertura della porta. Ad ogni apertura segue un piccolo intervallo durante il quale, solitamente, è introdotta dell'acqua fresca da bere e da condividere tra tutti i presenti.
La seconda porta è dedicata alle preghiere personali.Nell'intervallo, tra la seconda e la terza porta, è fumata la Pipa, che riempita dopo l'accensione del Fuoco, è deposta sull'Altare. La terza porta è dedicata alla meditazione guidata. Con la quarta apertura termina la cerimonia, e dopo avere ringraziato e salutato gli Spiriti, i partecipanti escono seguendo sempre il senso orario e procedendo carponi in segno d'umiltà. L'uscita dall'Inipi segna sempre una rinascita.



LA SACRA PIPA

La Chanupa o Chanunpa è l'oggetto sacro per eccellenza tra tutti i popoli nativi americani, ed è così anche per i Sioux. Secondo la leggenda fu Donna Bisonte Bianco a portarla in dono a un piccolo gruppo di Lakota. La Sacra Pipa è costituita da due parti: Ihupo, il cannello o Sinte, coda e Pahu, il fornello. Il cannello generalmente è fatto di legno d'acero, mentre il fornello principalmente è di catlinite, Inyan-Sha, una pietra rossa reperibile in un unico posto, nel Minnesota. Le due parti, quando la Pipa non è fumata, vengono conservate separatamente; sono avvolte singolarmente in stoffa rossa e così poste in una borsa di pelle finemente decorata con aculei di porcospino o ricamata con perline.
La Pipa Sacra, come insegnò Whopi (Donna Bisonte Bianco), è il più sacro e il più potente strumento di preghiera, colmo di profondi significati e simboli. Il fornello, fatto di pietra rossa, rappresenta la carne viva e il sangue coagulato di Madre Terra: è il principio femminile, l'elemento terra, Madre Terra e tutte le creature da essa generate e nutrite. La miscela di tabacco e di altre erbe e cortecce, kinnikinik o chanshasha, allude alla vita vegetale, all'elemento acqua di cui si nutrono le piante, e naturalmente la loro accensione è la simbolica presenza dell'elemento fuoco. Durante il riempimento del fornello si prega e si invitano gli Spiriti delle Quattro Direzioni insieme al Padre Cielo e Madre Terra.
Naturalmente il fumo, portando verso il cielo le preghiere, è il tratto d'unione tra l'uomo e la sfera divina.
L'atto d'unire le due parti e di pregare fumando la Pipa è l'azione simbolica che rappresenta l'unione degli opposti, del maschile al femminile, il Cielo alla Terra, ed è la dimostrazione della consapevolezza dell'origine unica di tutti gli esseri e cose esistenti,dell'Universo intero.La comprensione profonda della stretta connessione e interdipendenza tra il mondo manifesto e non manifesto
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LA RICERCA DELLA VISIONE

La Ricerca della Visione, propriamente Piangere per la Visione, deriva da hanble, visione o sogno e da cheya, piangere. Questo rituale individuale è praticato con differenti scopi. La prima Ricerca della Visione normalmente l'affrontavano i ragazzi alla soglia della pubertà, come un passaggio dall'infanzia all'età adulta, per trovare la propria identità, nome e direzione di vita. Spesso precedeva un'impresa di caccia o di guerra. Tuttora s'intraprende una Hanblecheya per chiedere una visione chiarificatrice per la vita futura, per ottenere nuovi poteri spirituali, in vista di cambiamenti importanti o prima di affrontare prove molto difficoltose, come, ad esempio, la Danza del Sole o la Danza degli Spiriti. L'aspirante si reca da un uomo sacro o da colui che è autorizzato a condurre una Ricerca della Visione, fa la sua richiesta e indica il periodo che desidera rimanere in solitaria preghiera. L'Hanblecheya può avere una durata da uno a quattro giorni e notti completi. Per tutto il periodo l'aspirante non assume né cibo né acqua. Prima d'affrontare questo rituale, l'aspirante si purifica partecipando a quattro Inipi. Sceglie il suo posto, prepara 405 offerte di tabacco, legate su un unico filo, che fungeranno da recinzione del suo cerchio sacro ove rimarrà per tutto il tempo da lui indicato. Il giorno dell'inizio della Hanblecheya, l'aspirante si reca nella Capanna Sudatoria e riceve ulteriori indicazioni, prega per il buon esito dell'impresa e gli è dato dell'acqua da bere per l'ultima volta. Al termine della seconda porta esce e da quel momento non rivolge più né parola né sguardo verso niente e nessuno: non appartiene più al mondo fisico, entra in se stesso e si rivolge totalmente al Mondo degli Spiriti. Viene accompagnato sul luogo da lui scelto ed è affidato al Grande Spirito.
Lo si lascia solo per il periodo da lui indicato.
Allo scadere del tempo lo si va a riprendere, entra nell'Inipi e a quel punto può iniziare a parlare e a raccontare la propria esperienza e riceve dell'acqua da bere. Alla seconda apertura esce e così termina la sua Ricerca della Visione. Fuori dalla Capanna Sudatoria è rifocillato, dissetato e l'aspetta una piccola festa con scambi di doni.



CERMONIA DELLA PUBERTA' O DELL'EMANCIPAZIONE DELLA FANCIULLA (Ishnati Awichalowam)




Questa cerimonia arrivò in visione all'Uomo Medicina Tatanka Hunkeshme (Bisonte Lento) molto tempo fa, in un periodo in cui i Nativi non conoscevano ancora l'atto barbarico, introdotto dai "civili" bianchi, di violare una donna. Alla comparsa del suo primo Periodo della Luna, la fanciulla, deve essere resa consapevole dell'importanza e della sacralità del mutamento avvenuto in lei. Deve essere preparata ad affrontare la sua futura vita di donna e di madre, e ai suoi nuovi doveri.
Il suo mutamento interiore e il suo cambiamento di status esigono anche profonde variazioni comportamentali nell'abbigliamento, nel modo di sedersi e persino nella foggia della pettinatura. Il rituale si celebra alcuni giorni dopo il termine della comparsa del menarca. La giovane, dopo avere conservato in un fagotto il primo flusso mestruale, lo deve depositare nell'incavo d'un pruno selvatico allo scopo di preservarlo dai cattivi influssi e per propiziarsi la fertilità. Dopo la purificazione rituale nell'Inipi, e dopo avere affrontato una lunga e complessa serie di riti officiati per lei da un uomo o donna medicina, le si legano le mani con una lunga corda. Un capo di questo legaccio è tenuto dai genitori della ragazza che l'accompagnano così ad una festa celebrata per lei. Allora, alla presenza di tutta la tribù, la fanciulla recide la corda e si libera le mani. Da quel momento è da considerare una donna adulta e responsabile a tutti gli effetti.
NELLA PRATERIA PER IL SACRO PASSAGGIO


TRA GLI INDIANI DEL NORD AMERICA E' ABITUDINE PORRE LE PIATTAFORME FUNEBRI NELLE IMMENSE DISTESE VERDI, RIVOLTE VERSO OVEST, PER FACILITARE IL VIAGGIO DEL DEFUNTO VERSO IL REGNO DELL'ALDILA'.
RITI, CREDENZE, CERIMONIE SONO SPESSO DIVERSE DA TRIBU' A TRIBU'. MA PER TUTTE, LA MORTE E' UN EVENTO CHE FA' PARTE DELL'ESISTENZA.

Un fatto naturale. Così viene considerata la morte dalle popolazioni indiane. Per , loro la morte è da accettare come tutte le altre cose che accadono nella vita, non è una "fine", ma una tappa del Cerchio Sacro, l'inizio di un'altra esistenza, molto simile a quella già vissuta, ma senza affanni, dolori,bisogni.
Anche la terra muore ciclicamente per poter rinascere, e lo stesso succede all'uomo. A livello individuale e di comunità, la morte non è quindi vista con angoscia, anzi, in certe circostanze, e presso alcune tribù, è addirittura voluta: davanti ad una grave malattia, dopo innumerevoli tentativi di guarigione fatti da più sciamani, può essere praticata l'eutanasia
CREDENZE PARTICOLARI E RITI COMUNI
Se per tutte le popolazioni indiane del Nord America la morte è un momento che rientra nell'ordine naturale delle cose, ogni comunità conserva però particolari atteggiamenti di fronte a questo evento. Gli usi funebri, i rituali, i sentimenti che accompagnano il lutto tra questi popoli hanno un passato lontano di secoli e sono ancora documentati nel Novecento.
I SIOUX, ad esempio, ritengono che una persona in punto di morte possa vedere il futuro, gli ARAPAHO, vuole la leggenda, che siano in grado di prevedere la propria morte quattro giorni prima che questa giunga. Presso i COMANCHE le donne che muoiono mettendo alla luce un bambino ricevono una speciale considerazione, pari a quella di un guerriero che muore in combattimento. La morte in battaglia, poi, viene considerata molto onorevole, infatti, sono particolarmente importanti i riti prima di un combattimento: purificarsi, vestirsi con abiti più belli, intrecciarsi i capelli è indispensabile per essere pronti all'eventuale lungo viaggio. Quando una persona muore il suo corpo viene preparato con grande cura: di solito una donna si occupa del corpo di una donna e l'uomo di quello di un uomo e questa pratica viene effettuata da un amico o parente. Dopo essere lavato e pettinato, il defunto viene vestito,con gli abiti più belli, quindi avvolto in pelli o coperte e avvolte si dipinge il volto di rosso e nero.
TOMBE TRA I RAMI O NEGLI ANFRATTI: Anche la sepoltura segue rituali diversi da tribù a tribù, ma a volte persino all'interno dela stessa comunità ci sono usanze differenti a seconda del periodo dell'anno, ad esempio, quando il terreno è gelato si sceglie un posto diverso dalla tomba nella terra.
Presso gli indiani delle pianure il corpo viene esposto nella prateria su una piattaforma ricoperta di pelli, per evitare che venga assalito da animali predatori.
I pali che sorreggono la piattaforma possono essere dipinti con simboli che ricordano le imprese più importanti del defunto e decorati con crini di cavallo.
Il impalcatura viene eretta da ovest, perchè si vuole facilitare il viaggio del defunto nell'aldilà, essendo il regno dei morti per l'indiani situato a Occidente. In alternativa alla piattaforma, c'è la sepoltura, sempre per elevazione, sugli alberi, in questo caso, il corpo viene avvolto nelle pelli e issato sulla biforcazione dei rami più grossi. Altre popolazioni utilizzano come tomba anche degli anfratti naturali, di solito delle crepe o spaccature tra le rocce, in qualche zona difficilmente accessibile delle montagne o dei canyon.
ARMI E SACRIFICIO DI CAVALLI: Di solito, accanto al corpo vengono posti gli oggetti più amati in vita ed una borsa con alcuni unguendi profumati; nel caso si tratti di un guerriero vi si pongono armi. Altre tribù, invece, bruciano tutti i beni del defunto, una usanza legata forse alla paura di un contagio. Spesso vengono anche abbattuti i cavalli del morto, una abitudine che ha subito una radicale trasformazione nel corso del tempo: si è passati dall'uccisione di tutti i cavalli a quella del preferito dal defunto, fino ad arrivare al semplice taglio della coda e della criniera, che vengono deposte sulla tomba o legate ai pali dell'impalcatura su cui è sistemato il cadavere. Dopo la sepoltura sono previsti quattro giorni di lutto strettissimo, in cui la famiglia rimane del tutto sola, per cercare di ricreare tra le mura domestiche quell'armonia che la morte del congiunto ha spezzato. Presso le popolazioni indiane del Nord il periodo di lutto dura almeno sei mesi, nel caso della morte di un coniuge, non meno di un anno. Proprio per dimostrare la loro grande sofferenza, alle volte i superstiti si incidono il volto o alcune parti del corpo con un coltello, in alcuni casi si arriva pure al taglio di una falange della mano. Molto comune è il taglio di capelli.














2 commenti:

  1. Aho Kola.
    Il sito è molto bello ed interessante. Vi pregherei di una cortesia, visto che una parte delle descrizioni delle cerimonie fanno parte di un mio lavoro, da tempo sulla rete, "Rituali Lakota", mettete la provenienza e la bibliografia dei documenti usati.
    Grazie. Pila maya ye
    Eva Fodor

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